Sono passati ormai dieci anni da quando ho scritto il mio primo curriculum vitae.
E’ stato un esercizio di creatività e di abilità riuscire a riempire le pagine e cercare di rendermi appetibile con il poco che avevo a disposizione.
Un neolaureato, con esperienze fuori dal proprio ambito, che cercava un lavoro serio per la prima volta….
E le lettere di presentazione, ancora ricordo quanti esempi avevo letto, e quante versioni ne avevo scritte.

Con gli occhi dell’esperienza posso riconoscere che le prime versioni fossero, sinceramente, abbastanza patetiche.
Diciamo che posso ritenermi fortunato di aver potuto trovare qualcuno che credesse in quel ragazzo con tante idee e poca esperienza. E magari qualcuno che non aveva trovato di meglio.

Recentemente mi è capitato di passare per la prima volta dall’altra parte della barricata.
Una delle aziende per cui lavoro aveva aperto una ricerca per diverse posizioni, e ho potuto leggere le lettere di presentazione di più di 100 curriculum. Ho rivisto tutte le tattiche che avevo usato, le frasi fatte, le dichiarazioni vaghe, le descrizioni fantasiose, e ho visto quanto fossero trasparenti.

Ne sono uscito con un nuovo rispetto per chi deve leggere centinaia di curriculum che sembrano tutti uguali: pieni di esagerazioni, invenzioni, elementi poco informativi…
Credo di aver abbandonato buona parte degli errori di gioventù: ho tolto tante informazioni inutili, ho riscritto ogni riga decina di volte. Ho seguito una regola che ho letto:

Ogni parola del curriculum deve essere lì per un motivo

Ogni frase, ogni elemento che metti deve contribuire a costruire un messaggio definito e chiaro che vuoi dare a chi ti legge.
Altrimenti tanto vale toglierlo. Anche se ti accorcia il curriculum, tanto se non è interessante non leggono.
E’ una pillola di saggezza ovvia che ho impiegato anni a capire davvero. Ma mi sembra di averla utilizzata al meglio, e che mi stia portando risultati.

Se qualcuno fosse interessato a vedere l’ultima versione del mio curriculum la può leggere qui!