Nella primavera 2013 sono stato impegnato nello sviluppo di un nuovo progetto: ShoppingParty.
L’iniziativa voleva sfruttare una nuova tendenza in America che in Italia non ho visto usare molto spesso: le cosidette “vendite sociali”.

L’idea è offrire un prodotto con un’offerta a tempo, in cui il prezzo unitario scende quanto più aumentano i partecipanti. E’ un progetto nato per i social network: chi si iscrive è incentivato a condividere l’offerta con gli amici, perchè ogni nuovo iscritto è un vantaggio per lui.

Il vantaggio per chi avvia un promozione è nel trovare nuovi potenziali clienti a un costo relativamente contenuto.

Il progetto

Il progetto sembrava semplice, ma si è rivelato molto più impegnativo del previsto.
Per funzionare c’era bisogno di un sistema che fosse il più possibile automatizzato e doveva comprendere il sito, la pagina Facebook e la campagna pubblicitaria su Facebook.
Molti aspetti erano automatizzati grazie a un servizio online che offriva una piattaforma per gestire questo tipo di vendite, ma molte cose dovevano comunque essere progettate e implementate.

Ho creato il sito, la pagina Facebook e la campagna Facebook.
Abbiamo progettato tutto il sistema, lo abbiamo implementato con una decina di prodotti di prova e abbiamo man mano testato e ottimizzato le procedure.

Le attività vere e proprie sono andate avanti per qualche mese, all’incirca fino alla fine dell’estate 2013.

Come è andata

Le campagne hanno raccolto circa 3.000 like, e abbiamo generato vendite e interesse, ma ben presto abbiamo dovuto tirare le somme e cercare di capire quello che avevamo realizzato e quali fossero le reali prospettive del progetto.

Quello che è andato bene

La pagina è cresciuta fino a qualche migliaia di Like, e avevamo sviluppato un sistema relativamente preciso per inserire nuove offerte. Ci sono state delle vendite e una serie di nuovi iscritti che hanno lasciato la propria mail. Molti operatori del settore avevano manifestato interesse nell’utilizzare il sistema per i loro prodotti e per le loro offerte.

Quello che è andato male

Il sistema, per quanto organizzato e preciso, richiedeva comunque troppo lavoro per una sola offerta: immagini, annunci Facebook, scheda Facebook, scheda sul sito…
I costi per acquisire i Like erano rimasti comunque troppo alti, e le conomie di scala tardavano a manifestarsi.

La lezione

I punti deboli del progetto erano chiari già dalle analisi iniziali. E’ stato deciso di andare avanti lo stesso, contando su un ritorno migliore di quello effettivamente raggiunto. Ripensandoci ora tante cose potevano essere migliorate, e soprattutto la campagna a pagamento su eBay poteva probabilmente essere ottimizzata molto di più.

Il vero problema però è stato sottovalutare il punto in cui il progetto poteva diventare economicamente vantaggioso. Servivano un numero di iscritti enorme, e per raggiungerlo serviva una campagna molto costosa e prolungata, e un’offerta più variegata e interessante.

Probabilmente avrei dovuto cercare di oppormi più fermamente al progetto prima ancora che partisse. La mia esperienza sugli aspetti “tecnici” mi faceva venire dubbi sull’iniziativa, ma non conoscevo abbastanza il settore merceologico. Le previsioni sull’interesse verso i prodotti si sono rivelate troppo rosee, mentre le mie previsioni sulle difficoltà tecniche erano (purtroppo) abbastanza accurate.

Il consiglio finale è: analizzare bene prima di partire! E più risorse sembrano necessarie per far funzionare il progetto, più bisogna testare in anticipo l’interesse per cercare di fare delle proiezioni dei risultati.